Un’urna tricolore chiusa da tre strisce di fettuccia bianca di cotone e sei suggelli con le iniziali ‘A. C.’, cioè Angelo Ciacci, il sindaco di Casamassima del 1860. C’era lui alla guida dei 6760 abitanti che hanno scelto col plebiscito del 21 ottobre 1860 (meglio, col voto dei soli aventi diritto, all’epoca) l’annessione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele.
Quest’immagine della nostra comunità, poco conosciuta, è stata descritta da Vincenzo Camardella, ricercatore appassionato della nostra storia, durante la lunga rassegna di musica e poesia per celebrare l’Unità d’Italia organizzata dall’Unitre di Casamassima. Sul palco dell’auditorium delle Officine Ufo sono saliti lo scorso 29 marzo anche alcuni alunni dei circoli didattici ‘Marconi’, ‘Rodari’ e ‘Alighieri’.
‘Inno di Mameli’ e ‘Và pensiero’, ricostruzioni storiche e poesie che hanno raccontato l’avventura del Risorgimento si sono susseguiti per oltre due ore. Con un neo: il rammarico di non essere riusciti a parlare ad un pubblico inizialmente gremito, delle figure femminili che si sono distinte nella costruzione di un’Italia unita.
IL DOCUMENTO DEL 16 NOVEMBRE 1860 – Di seguito il testo della dichiarazione fatta dal sindaco di Casamassima, Angelo Ciacci nel 1860 e ritrovata dal prof. Camardella.
“Dal sindaco di Casamassima al Governatore
Casamassima, li 16 novembre 1860.
Signore, come mi pervenne il di lei foglio de’ 6 stante mese diedi opportune disposizioni per festeggiare l’ingresso di S. M. Vittorio Emanuele, e con quella pompa che la posizione del paese poteva presentare.
Nel giorno 7 illuminazione generale del paese, gran tosello innanzi al Corpo di Guardia decentemente ornato con effige della M. S., sormontato da molte bandiere tricolori, presso del quale ardevano torchi di cera, ed altre luminarie. La banda musicale muoveva l’allegrezza del popolo, il quale corrispondeva festosamente alla gioia, e fragorosi spari ad intervallo nel giorno e nella sera risvegliavano la letizia.
Alle ore vespertine, quando gli agricoltori erano in paese dopo il travaglio, si girò dalle autorità, da buona parte della Guardia Nazionale, e colla banda inalberando il vessillo nazionale, che con ripetuti Evviva da tutti veniva salutato.
Simile fu il giorno 8, ma in questo la festa si accrebbe poiché il mattino alle ore 18 le autorità tutte del paese, la Guardia nazionale ed anche privati cittadini a gala di recarono in Chiesa, ove il Collegio Capitolare si trovò riunito, e cantossi l’Inno Ambrosiano in rendimento di grazie per la nazionale redenzione, e per la prosperità del novello Sovrano. Terminato il sacro rito e nella Chiesa medesima si passò al sorteggio di cinque maritaggi, che somministra il Pio Monte di Zizzi, ciascuno di ducati 30 a pro oneste donzelle.
Verso le 22 vi fu abbondante limosina a poverelli, somministrandosi anche straordinario vitto ai carcerati, come imponeva l’altro di Lei foglio de’ 7 pel 3° Ufficio n. 6970, nei giorni 8, 11 e 12. la serata fu chiusa con elegante fuoco artifiziato ad allietare sempreppiù l’accorrente e giuliva popolazione.
Era desiderio esultare di avvantaggio, ma ne mancava la opportunità. Supplisce eprò ‘aspirazione dell’animo che benedice il Benefattore, il padre Vittorio Emanuele II.
Il Sindaco: Angelo Ciacci.”